La vita pura / Eugene Marten

pp. 392 • isbn: 9788899452766

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19,00

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La vita pura

Eugene Marten

traduzione di Antonio Bravati

«E se nella vita l’importante fosse liberarsi delle cose più che possederle, se in fondo si è nati gravati di un peso e vivere significa liberarsene, giorno dopo giorno, pezzo dopo pezzo?» È la riflessione del protagonista del romanzo, Numero Diciannove (di lui non conosceremo mai il nome), che sembra capovolgere il mito americano del successo, in cui è cresciuto, accompagnato da una rigida etica del lavoro. Fin da ragazzino, infatti, Diciannove  ha lottato disperatamente per diventare un giocatore professionista di football americano. Dopo alcune esperienze difficili e frustranti, viene scelto come quarterback da una squadra della NFL. Sposa la figlia del proprietario della squadra, entra in relazione con i grandi del mondo della politica e dello spettacolo, stringe la mano a due presidenti degli Stati Uniti, e quando si ritira è convinto che lo attenda una vita serena e di agi, fatta di partite sui campi da golf, di frequentazioni altolocate, e infine di successi nel settore immobiliare. Ma le sue attività imprenditoriali falliscono, la sua famiglia si disintegra, la fama sbiadisce, e i vuoti di memoria, i black out improvvisi (dovuti ai colpi subiti alla testa durante la sua carriera sportiva) sono troppi per poter essere ignorati. Quando viene a sapere di una presunta cura miracolosa per le lesioni

cerebrali in una clinica del Centroamerica diretta da un misterioso neurologo, raggiunge la costa dell’Honduras nella speranza di tornare a essere l’uomo che era. E invece verrà coinvolto in una brutale discesa agli inferi, ricca di colpi di scena e di violenze inimmaginabili. Si ritroverà a combattere per la propria sopravvivenza e allo stesso tempo per rimettere insieme i pezzi della sua vita.

«Quando ci si trova di fronte a scrittori autentici, come nel caso di McCarthy e DeLillo, e come chiaramente nel caso dello stesso Eugene Marten, ci si rende conto di quanta forza e drammaticità questi autori siano in grado di infondere nella pagina con un semplice gesto, senza l’elaborazione di frasi forzate.»

Gordon Lish